I vincitori

Cinque vincitori, cinque diverse interpretazioni del tema. Scopri qui le opere e le motivazioni della Giuria.

Vincitore Senior - Paolo Ventura, "I Ginestra"

Paolo Ventura
Ph. Jasper Van Bladel

È uno dei fotografi italiani più originali. Ha esposto in gallerie e musei in tutto il mondo. Tra i suoi libri: War Souvenir (2006), Winter Stories (2009), L’Automa (2011), Short Stories (2016), Quarantine Diary (2020) e la monografia Paolo Ventura. Photographs and Drawings (2020).

Motivazione

Per aver dato del tema del Premio un’interpretazione originale, sottile, e allo stesso tempo ricca di implicazioni e rimandi. Con “I Ginestra” Ventura sottolinea che la guida e la trasmissione dell’energia sono prima di tutto un fatto umano, come ha lui stesso dichiarato nella motivazione della sua opera. 
Segnando una nuova tappa del suo personalissimo percorso all’intersezione tra fotografia e pittura, ricerca storica e artigianato, manualità e composizione scenografica, con “I Ginestra” Paolo Ventura ha lavorato sul tema del Premio sottolineando che la guida e la trasmissione dell’energia sono prima di tutto un fatto umano, come ha lui stesso dichiarato nella motivazione della sua opera: “In un mercatino a Milano mi sono imbattuto in uno straordinario archivio di un’anonima coppia di acrobati che si esibiva per strada nella metà degli anni ’30. Mi ha colpito subito la forza, l’equilibrio, la sintesi di questi due personaggi e anche la longevità della loro storia professionale e personale. Mi ha commosso e affascinato questo archivio e ho deciso di costruirci un progetto fotografico. La loro straordinaria storia d’amore e professionale è la dimostrazione che a volte la sinergia tra gli individui crea delle energie meravigliose”.

Vincitore Giovane - Gaia Renis, "Stereocaulon vesuvianum"

Gaia Renis

Laureata in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, attualmente specializzanda in Editoria all’Università statale di Milano. Sempre più attratta dall’arte visuale e dalla fotografia, collabora da tempo con una galleria d’arte fotografica.

Motivazione

Per aver proposto un lavoro coraggioso, complesso ed essenziale: centrato sul paradosso del “fotografare l’invisibile”, indaga, esplora e valorizza il fenomeno dell’energia a livello microscopico, partendo dalla sua impercettibilità e arrivando a sottolinearne la visibile essenzialità per l’ecosistema e la sua biodiversità. 
Lo Stereocaulon vesuvianum, lichene del Somma-Vesuvio, è formato da un fungo e un’alga che sopravvivono in simbiosi grazie ai loro scambi energetici: la fotosintesi dell’alga nutre il fungo che a sua volta rifornisce l’alga di acqua e sali minerali. Questo lichene s’insedia sulla nuda roccia lavica e la disgrega tramite gli acidi essudati dalle fibre, ponendo le basi per la rinascita di una vegetazione rigogliosa e per la trasformazione di luoghi aridi in ecosistemi complessi e diversificati. Una metafora dell’energia e del suo sistema creazione-trasmissioneconsumo-conservazione: se l’energia è in tutte le cose, è necessario raggiungere al più presto un legame sostenibile, consapevole e quanto più vantaggioso per tutti.

Opera più votata da Terna - Andrea Botto, "Onda d’urto"

Andrea Botto

Usa la fotografia come sezione del mondo, per esprimerne la complessità e metterne a nudo le stratificazioni. I suoi progetti sono stati esposti in importanti musei internazionali. Sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private.

Motivazione

Per essere stato scelto a larga maggioranza dalle persone di Terna, le quali hanno potuto visionare e votare sul portale TernaCult le quaranta opere finaliste. 
Dal 19 al 31 ottobre le oltre 5.100 persone di Terna hanno visionato ed esaminato in anteprima le quaranta opere finaliste del Premio. Sul portale TernaCult, la piattaforma dedicata alla cultura e accessibile in esclusiva alle sole persone di Terna, è stata messa a disposizione di tutti i colleghi la galleria con i quaranta lavori finalisti. Una pagina successiva conteneva il form per la votazione, dove era possibile esprimere la propria preferenza in forma anonima e una sola volta. Alla chiusura delle votazioni, tutte le quaranta opere sono risultate visionate e votate dalle persone di Terna. “Onda d’urto” di Andrea Botto ha vinto raccogliendo il 14% dei voti espressi.

Menzione speciale Normalità contemporanea - Mohamed Keita, "Camminare e camminare…"

Mohamed Keita

Nato in Costa d’Avorio nel 1993, fugge dal suo paese a quattordici anni a causa della guerra civile. A Roma scopre la vocazione fotografica e inizia una precoce carriera artistica. I suoi lavori sono esposti in diverse mostre personali e collettive.

Motivazione

Per aver proposto, con una composizione pregevole per impatto estetico e densità concettuale, una riflessione che restituisce anche due caratteristiche fondamentali dell’energia quale elemento centrale della normalità contemporanea: fonte di sopravvivenza per l’uomo, elemento di trasformazione del paesaggio urbano.
Con un trittico di grande maestria compositiva, il giovane Mohamed Keita presenta le sue personalissime visioni di Roma, la città che lo ha accolto 13 anni fa. Punto di partenza è la quotidianità del paesaggio urbano, colto nel suo delinearsi allo sguardo dell’autore. Una quotidianità che solo in apparenza è normalità: grazie a uno sguardo insieme ironico e analitico, infatti, questa rivela la sua vera natura di risultato in costante divenire e in continua evoluzione, prodotto dell’incessante interazione tra essere umano e spazio abitato.

Menzione speciale Circolarità. Corsi e ricorsi - Eva Frapiccini, "La porta di luce alias Hommage to D.M."

Eva Frapiccini
Ph. Camille Zakharia

Eva Frapiccini vive a Torino. I suoi lavori sono conservati in prestigiose collezioni, tra cui il Museo Castello di Rivoli, Fondazione UniCredit & Art, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

Motivazione

Per aver scelto di portare in scena quella particolare forma di energia relazionale e devozionale che anima il dialogo tra artisti distanti nel tempo e nello spazio. Dialogo che, a sua volta, si basa sulla trasmissione dell’energia propria delle opere d’arte, il loro spirito, e che si compone di un linguaggio universale.
Eva Frapiccini è partita dalla circolarità insita nell’immaginario collettivo: lavorando su alcuni sogni registrati in varie parti del mondo, scopre una sorprendente ricorrenza di un tema archetipico: l’attraversamento di una porta di luce. Sceglie allora di rappresentare questo motivo e in quello stesso momento si accorge dell’influenza che sul suo lavoro ha esercitato il fotografo americano Duane Michals, che come lei lavora sul rapporto tra visibile e invisibile, sul tempo e sulla tensione verso l’immaginario collettivo. Ed è la stessa autrice a porre la domanda fondamentale: “Non è questa una prova della trasmissione nell’arte?”

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